LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Paola Scatola
Paola Scatola è nata a Bologna il 22 marzo 1966 dove attualmente risiede.
Ama scrivere poesie e brevi racconti di narrativa.
Disegna e il suo tema preferito è il nudo di donna.
Si sta perfezionando in un corso di grafologia.
Ha conseguito vari premi a diverse manifestazioni letterarie tra i quali recentemente il primo premio per la sezione poesia edita 'La Lizza d'Oro'.
 

Per leggere l'opera 6 classificata al concorso Club Poeti 1998

 
 
Lucido come fiamma
e tu sei come la notte
e come mi piace il silenzio
perché sei come assente
ed una parola basta del sole che crea il tuo corpo gaio
tenebroso il mio cuore di creatura fine ti cerca
tu sei la gioventù
l'ubriachezza dell'onda il papavero e l'acqua
che tra ombra e spazio smorto nella fronte
è un udito che nasce
quasi giungessero fantasmi e draghi
di colpo il vento che frena il mio petto
come un antico specchio
senza tregua e un nome confuso.
Furioso per ogni giorno di vita
come l'estate radiosa
con l'augurio di scambiarsi lunghi viandanti baci
sui seni che luccicano come occhi di eleganti palme
dove gli eroi son puledri
si uniscono con ardenti mani sudate
con tenerezza infinita e curiosa.
 
Un corpo
 
Senza neanche
Di possedere un corpo che ha vita
Di sensi
Di quel non decifrato istinto distinto assente
Di questi tempi come di animali complementari
Di ciò che è confinato sconfinato e remoto
Come una larga lunga inavvertita ustione
Lotta o antica folgore ai miei occhi
Turchina alla pietra
Che ancora salva
Dura come il sole aria umida roccia paziente
Non sai non so
Invisibili scagliarsi un'altra luce addosso
Avendo insultato la memoria
E non potrai com'è lunga la notte sola
Delle febbri di veleno ad alta voce
Se io fossi ancora lì
Fatto tu d'impenetrabili sostanze
Di cenere e distruzione
Quando qualcuno sempre mai
Comprende il mio nome
Tra le sorde radici al lugubre tamburo
Al gabbiano che alberga nel mio cuore.
 
 
Acque di sole
 
Come ferme e distese acque solari
Si ritira la nostra ombra
Ed è scoria di infuocate lame d'aria io una nuvola di luce
E nei venti m'affollo come l'invidiata appena svariando la rupa
Tua mia o di nessuno
Non mia tua o di qualcuno
Senz'altro distanza aggiungo alla cima che è al suo divario
Io solitaria colomba della morte per una vita nuova
Di sangue di essere scomparsi sulle dune di un arido stupore
Stranamente inseparabili noi e perdute ossa di piacere senza suono
Luce luce chiedo una luce azzurra sulla fronte
E di una luce d'oro il cuore m'attraversa
In silenzio nel silenzio per noi
- roccia dal passo - ponte che in voli mi consumi
- tu madre - mare che qui ormai m'annero io roco sfumo bruciato -
come
son come ormai un suono tacito dell'albero maestro
come l'ago della gioia che cerca il suo filo.
 
 
Io conosco
 
Fresche nel piede dominio di fredda lastra
Nell'impasto dove a tetto gigante giace l'oblò dentro la notte
Cresco nel fradicio come cimitero solitario
Di solitudine con te da quando hai scelto me
Solo o con donne dalle trecce morte
L'abbagliante fessura del tuo male d'esser uomo velario del lichene
La livida corrente di viole
Adeguata io alla terra per forza
Fissa su questo Amen non concorde
Bersaglio e ferita nella quiete del mezzogiorno il sole a tempo nel sogno
Son io sei tu da uomo
Da uomo - poeta
La sua tensione apparente una pura ragione
Possessore giurato
Piegato sulla scala.
 
Isole
 
Circondata dal tuo giorno morto
Erbe alte sul rigore dei poli dalla tua bigia perfezione
Mi piace giocarti al mattino
Mi piace mandarti via
Pari all'incenso in questa gara dall'imo della mia tana
A raggiungere l'insonnia della goccia e del vento
Rumori confusi
Dove le certezze vive vanno
Io donna tu sorella - gemella del tempo
Dentro donne al largo che alloggiano sulla sabbia tenebrosa dell'istinto
A preparare il piatto pianto solo che racchiudo
Che son vapori dalle cime delle isole felici
Stanca tu madre - terra dall'essere uomo-padre che vuole il suo riposo
E dei miei capelli e della mia ombra
Io son qui io con te uomo - nessuno
A gettar grida fino a perire di freddo
La marcia del mio silenzio verso questo fiocco di notte.
 
 
Per sempre
 
Si muovono incontro per sempre e rimangono sulla tua bocca
Giungono al polso fluente ma minime nella fuga del caro coro
E altri che non ti rammentano al tortuoso percorso degli eremiti
Ma il cuore calato concede il suo perdono
Ai ricordi
Mentre dal fiato qualcuno esala parole inesistenti
Un passaggio obbligato del mio vecchio amico
Per donarmi con deliberata volontà
Ad un fiume che vede il mondo e le sue strade
Il cieco di sangue e l'iraconda donna amante donna felice
L'uomo melanconico l'uomo virile
Uomo scalzo uomo mio;
È un colore
Un sonno dell'acqua e dei tuoi baci lontani
Le tue mani l'olio e la bottiglia vuota
Ma non è questo il galoppo di ciliegie annodate alla terra
È uno strascico di fiume allegro che ti chiama
Che risuona nel tuo tamburo
Aliante felino
Che evita la disputa
Fra quel che sbiadisce ed è il tuo oggetto
E giunge senza renderti tregua.
 

 

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Inserito 18 gennaio 2000