- La
farfalla
- Il sole sorse sul
mare scintillante di rosso e d'argento; inondò
l'azzurro pieno del cielo, il verde folto degli
alberi, la soffice sabbia dorata; disegnò le
coste frastagliate di scogli, le linee decise degli
alberghi. Un raggio solitario e tardivo
s'insinuò a fatica tra le foglie addormentate,
attraversò una ragnatela luccicante di rugiada
e inseguì l'ombra delle palme fino ad una
piccola crisalide. E il calore della vita dischiuse le
piccole ali imprigionate; dall'involucro vischioso
sbocciò una farfalla.
- Un'umida penombra
vide i suoi primi goffi tentativi di alzarsi da terra.
Poi finalmente l'aria, le foglie, il cielo! Con
incerta destrezza volava nell'avvolgente tepore del
sole, mentre una brezza leggera la portava sempre
più in alto, sempre più in alto. E vide
gli alberi, la sabbia e gli scogli, gli alberghi, le
strade e le macchine, il mare, il mare infinito, che
circondava di onde la piccola isola, e l'orizzonte
lontano, cosparso di basse nuvole rosee.
- Non so
perché lo fece; forse neppure lei lo sapeva. Ma
c'era un qualcosa, una voce o un richiamo, una forza,
un istinto che la tirava o la spingeva via da quel
misero cerchio di terra, verso le distese fluenti del
mare.
- Volava sul mare,
sull'acqua e sulle onde; freschi schizzi di spuma le
bagnavano le ali; qua e là un pesce si
affacciava a guardarla o saltava veloce al suo fianco;
un vento placido l'accompagnava sempre più in
là, sempre più in là. E l'isola
si allontanava, si allontanava, fino a che tra il mare
ed il cielo non ci fu più spazio per lei e
l'orizzonte la inghiottì. Ma la farfalla non si
voltò a salutarla, l'isola non esisteva
più; c'era solo il mare.
- Il sole era ormai
alto e forte nel cielo; dominava incontrastato l'aria
tiepida; solo il blu profondo degli abissi resisteva
alla sua luce che tutto riempiva. La farfalla
continuava a volare inseguita dal vento. Cominciava
però ad essere stanca; avrebbe voluto posarsi,
ma intorno a lei non c'era che il mare. Si
abbassò allora un pochino, per riposarsi, ma un
pesce saltò e per poco non la travolse;
saltò di nuovo e questa volta la farfalla
dovette fare un brusco scarto di lato per evitarlo;
saltò ancora e la pelle viscida le
sfiorò un'ala, facendola quasi cadere in acqua.
Fortunatamente, però, il vento acquistò
improvvisa energia e la portò in alto, lontana
dal predatore.
- Nuvole rapide e
pesanti oscurarono il sole e un'ombra minacciosa si
abbatté sul mare inquieto. Le onde divennero
alte ed aggressive; più volte provarono ad
afferrarla ed affondarla nell'acqua impazzita. Il
vento era sempre più violento e capriccioso; la
faceva turbinare nell'aria fredda e la trascinava in
alto, fin sotto le nuvole nere, e in basso, a sfiorare
le creste schiumose dei flutti. Lampi improvvisi
accecavano il mare. Tuoni cupi sembravano scuotere le
profondità degli abissi. A volte i fulmini la
sfioravano, dissolvendosi nell'acqua con uno schianto.
- E venne la pioggia;
una pioggia gelida e pesante, che le affossava le ali
e la spingeva giù e giù, verso gli urli
dei gorghi; ogni goccia era freddo e dolore; ogni
goccia era confusione e paura. Era stanca,
terribilmente stanca; agitava disperatamente le ali
inzuppate, nel vano tentativo di opporsi a quella
forza cieca e spietata. Ma era sempre il vento che la
portava; era il vento che con prepotenza inarrestabile
tracciava la rotta di quella folle corsa.
- La farfalla si era
ormai abbandonata ad uno stato di torbida incoscienza,
quando il sole squarciò le nubi e
riaffermò il suo dominio sulle acque ancora in
subbuglio. Il cielo si aprì e tornò ad
incontrare il mare all'orizzonte; ma una massa scura
emerse fra di loro, una terra...
- Le onde a poco a
poco si calmavano. Il sole incendiava il mare
stravolto, prima di tuffarsi nella sua
immensità. Il vento posò dolcemente la
farfalla sulla sabbia morbida. Gli ultimi raggi del
sole accarezzarono le ali stanche di un viaggio durato
una vita. E poi più nulla, solo le stelle e il
tremulo cicaleccio dei grilli.
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