LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Giovanni Tavcar
Ha pubblicato il libro

Giovanni Tavcar - Umbria

Terra ricca di energie e di sottili armonie




 

 

 

 

 

 

 

 

 

Collana I gigli (poesia)
15x21 - pp. 62
Euro 7,00
ISBN 978-88-6037-5131



In copertina
fotografia dell'autore


Poesie


UMBRIA
Terra ricca di energie
e di sottili armonie
 


 
UMBRIA

Unica regione dell'Italia peninsulare
a non avere contatti con il mare.
Una terra particolare e diversa,
alla quale un popolo antico
e quasi mitizzato, l'etrusco, ha impresso
il suo marchio peculiare.
Una terra che infonde gioia e serenità
e che offre, a piene mani,
i suoi doni semplici, ma generosi.
Terra ricca di energie positive,
terra di autentici e antichi sapori,
terra che emana il fascino
di un'armonia sottile e inusuale.
Talvolta è tutta silenzio
e talvolta un solo grido di festa.
La varietà del paesaggio
ne fa una delle zone più interessanti
del nostro Paese, una terra,
dove il fascino della storia e dell'arte
si aggiunge a quello delle zone
naturalisticamente più importanti.
Non c'è, forse, altra zona d'Italia,
dove a ogni passo ci si trovi davanti
alle emozioni più intense e sorprendenti:
il boschetto intriso di primule,
il casale di pietra arenaria,
l'edicola sacra deliziosamente affrescata,
il campo fiammeggiante di papaveri,
la torre romita, il pianoro carsico.
Terra che la mano dell'uomo
ha saputo plasmare con maestria,
cercando di conciliare
le opere con l'ambiente naturale,
la cultura con la natura,
il sacro con il profano.
Il passato è stato qui sempre il tramite
per capire e per valorizzare
il tempo presente.
Si respira, infatti, nelle costruzioni,
un meraviglioso equilibrio tra le forme,
risultato dell'operare umano,
e il paesaggio che le accoglie.
Esempio palese di come l'uomo
possa costruire strutture audaci,
senza ferire e sconvolgere la natura,
continuando anzi a farne parte
e a vivere con essa in dolce armonia.
La pittoricità della natura umbra
è data dalla straordinaria combinazione
della spazialità aperta
con i fondo valle,
armonica cornice che comunica
gradevoli sensazioni di sicurezza
e di amabile riposo.
Sensazioni che i pittori hanno trasferito
nelle loro opere immortali
e che proprio alla natura hanno affidato
il senso dell'accettazione,
serena e consapevole,
della drammaticità dell'esistenza.



DALLA VALNERINA AI MONTI SIBILLINI

L'Umbria del silenzio,
l'Umbria rude dell'ascetismo estremo,
terra di aspri pendii
e di alte vette innevate,
paesaggio di gole strette e impervie
e di piane che si allargano
in improvvisi miracoli di sognate dolcezze.
 
L'Umbria dei borghi antichi,
l'Umbria delle favole e delle leggende,
terra di sacri misteri
e di remote tradizioni,
paesaggio, un tempo, del lupo
e del solitario orso bruno,
che il progredire inesorabile dei tempi
non ha ancora cancellato del tutto.
 
L'Umbria dei folti boschi
di querce e di lecci,
l'Umbria delle rasserenanti ginestre,
terra degli argentei ulivi
e del grano biondo e rigoglioso,
paesaggio di antiche semplicità,
punteggiato da umili e isolati caseggiati,
dove ogni gesto sapiente si ripete,
immutato, da secoli e generazioni.
 
L'Umbria dei vagabondi,
l'Umbria degli stregoni e dei ciarlatani,
terra dei venditori di spezie
e di elisir di lunga vita,
paesaggio che ha dato i natali
a san Benedetto, a suor Scolastica
e alla santa fra le sante,
Rita di Cascia e di Roccaporena.

L'Umbria dell'armonioso travaso
tra paesaggio e sentimento,
terra dagli alterni sapori, che riesce,
miracolosamente ancora,
a donarci la dolcezza estrema del vivere,
alternando il delicato profumo del sacro
all'aspro piacere del gusto profano.



CASCIA E ROCCAPORENA

Le origini di Cascia ci riportano
all'antica e romana "Carsule",
anche se ebbe nel medioevo
il suo massimo fulgore,
tanto da poter battere moneta propria.
Posta sul pendio di un colle che culmina,
a più di seicento metri d'altezza,
con i bastioni di una rocca in rovina
e con il pennacchio di un rozzo campanile.
Del vecchio centro medioevale
rimane oggi un solo quartiere,
intimo e raccolto, colorito e genuino,
nel quale le antiche case s'affacciano
su strette stradine
e creano un'atmosfera di intima sacralità.
Cascia si identifica oggi
soprattutto con santa Rita,
la santa dell'impossibile.
Il suo corpo, mummificato,
è esposto in una teca di lucente cristallo,
nella basilica a lei dedicata,
costruita nel 1937,
sul luogo dell'antica chiesa agostiniana,
annessa al monastero,
dove lei, nel 1457, era morta.
Nella basilica sono pure conservati
i corpi dei beati agostiniani
Simone Fidati da Cascia
e di madre Teresa Fasce,
costruttrice della basilica stessa.
Vengono da tutti i paesi del mondo
a venerarla, a chiederle grazia,
protezione, consolazione, aiuto.
Vicino a Cascia, ecco Roccaporena,
il suo raccolto paese natale,
con la vertiginosa rupe che domina
e quasi schiaccia l'abitato
con la sua ardita mole incombente.
Qui soleva ritirarsi,
giovanissima, in preghiera,
quando il destino
non l'aveva ancora toccata
con le sue dolorose vicende.
La casa dove nacque
è stata trasformata, nel 1630, in chiesa.
Vicino alla chiesa,
dove la santa si sposò
e dove riposano i corpi dei suoi familiari,
è stato eretto, nel 1946,
un piccolo santuario,
con annessa Casa del pellegrino.



NORCIA

L'antica Nursia, placidamente adagiata
su una vasta e placida piana,
è attorniata da un anfiteatro di monti
alti e maestosi: i Sibillini.
Patria di san Benedetto, fondatore
del più grande ordine monastico occidentale,
e della sorella Scolastica.
Sulla piazza principale spicca,
oltre alla chiesa e alla statua dedicate
a san Benedetto, la rocca della Castellina,
il palazzo fortificato voluto
da papa Giulio II
e costruita su progetto del Vignola.
Memorie storiche: la sua "severitas",
la fama dei suoi medici medioevali.
Oggi famosa per i suoi insaccatori,
i manipolatori di carni suine,
nutrite con le ghiande
di cui erano ricchi i suoi folti
ed estesi querceti.
I pregiati salumi e il tartufo nero
hanno fatto di Norcia una delle capitali
gastronomiche d'Italia.
Il territorio circostante offre poi
i prodotti tipici dell'economia montana:
il farro e le lenticchie.
Centro di un'area che conserva
la testimonianza dell'uomo
già nell'età del Paleolitico Medio.
Le possenti mura di cinta,
costruite nel quattordicesimo secolo,
e ancora oggi soprendentemente integre,
le conferiscono la forma di cuore.
Porta verso la catena dei Sibillini,
dove i verdi paesaggi montani si sposano
con i relitti dell'era glaciale.
Di natura calcarea,
con notevoli fenomeni carsici,
con forme tondeggianti
che si alternano a pareti ripidissime
e a strettissime gole,
è un tipico ambiente di alta montagna,
con boschi di faggio
e ariosi pascoli montani.
Nel corso dei secoli, l'uomo,
legato a questi monti,
che lo dominavano con la loro
inaccessibile imponenza,
li ha resi protagonisti
di numerose e avvincenti leggende.
Uno dei più fulgidi gioielli
della dorsale apenninica,
una visione di splendida
e austera bellezza.



SPOLETO

Il famoso compositore, Giancarlo Menotti,
cercava negli anni cinquanta una città,
posta nel cuore d'Italia,
tra Roma e Firenze,
fuori dai percorsi turistici internazionali,
ma facilmente raggiungibile;
cercava una città medioevale,
ancora intatta,
con teatri dalla grande acustica.
In realtà cercava una città da amare.
Trovò inaspettatamente Spoleto
e la riempì di musica, di artisti,
di uomini di teatro,
di folle di gente curiosa e plaudente.
Poi trovò Thomas Schippers,
il direttore d'orchestra,
il divo, l'uomo affascinante.
E Spoleto divenne il centro d'Italia.
La capacita espressiva della città germogliò
e l'arte divenne spettacolo grande.
Arrivarono artisti da ogni dove:
Visconti, Pound, Cocteau, Moore, Calder,
Hemingway, Jonesco e tanti altri.
Da allora Spoleto è una città dai due volti:
nel pieno del festival dei Due mondi,
a cavallo tra giugno e luglio,
caotica, rigurgitante, debordante;
da metà luglio in poi svuotata,
recuperata al godimento visivo degli spazi,
restituita alle sue dimensioni reali.
A ciascuno la Spoleto
che più ama e più preferisce.
Ma attenzione,
Spoleto è fatta per confondere.
Se cerchi di mettere a fuoco l'insieme,
lo sguardo, come per incanto,
si perde nei mille doviziosi particolari.
In questa città tutto convive:
il teatro e la casa romana,
la piazza medioevale e il duomo romanico,
il teatro seicentesco
e l'imponente rocca albornoziana,
con le sue otto torri,
che ghermisce la città
come un' imponente aquila reale.
Ma è nell'ora del tramonto
che Spoleto si tinge dei suoi colori più veri.
Le costruzioni sembrano attirare
e dolcemente assorbire
i raggi del sole,
accendendo incantevoli giochi di luce.
L'impareggiabile,
assimetrica piazza del Duomo,
ne è il centro e il cuore senza eguali.
L'armonico gioco dei rosoni
sulla sua facciata
impreziosisce il mosaico del
"Cristo in trono"
e sembra sorgere direttamente
dagli intrecci retrostanti degli ulivi.
Il Duomo conserva poi
il famoso affresco absidale di Filippo Lippi,
restaurato recentemente
in maniera davvero esemplare,
e le spoglie stesse del pittore,
morto proprio durante la laboriosa
e geniale esecuzione.



LE CASCATE DELLE MARMORE

Fin dai tempi più remoti e primordiali
le cascate danno l'idea della foza vitale:
turbinosi tumulti di acque, fragori assordanti,
vapori impalpabili e nebulizzanti.
Luogo sacro, nell'antichità, nume tutelare
e severo da temere e con cui venire a patti.
Unico caso conosciuto, fin dall'antichità classica,
di una cascata costruita dalla mano dell'uomo.
Nel terzo secolo avanti Cristo il console romano
Manlio Curio Dentato ideò la costruzione
della cascata per bonificare i malsani terreni
dei piani reatini, facendo confluire il fiume
Velira nel Nera con tre salti successivi,
con un dislivello totale di ben 165 metri.
Il maestoso scenario delle Marmore
ha sedotto molti pittori, scrittori e poeti:
Ross, Vanvitelli, Corot, Ducros,
Virgilio, Plinio, Cicerone, Byron, Belli, Secci.
La più grande cascata d'Italia
e l'unica artificiale esistente al mondo.
Luogo di grande e intensa magia, ci ricorda
inconsciamente le nostre stesse origini.
Uno spettacolo omerico, un'esplosione di vita,
di movimento, di ritmo incessante, di danza.
Il tempo sembra qui sciogliersi e annullarsi,
inghiottito dall'eterno scorrere
delle sue acque tumultuose e spumeggianti.



NARNI

Sorge su uno sperone roccioso,
con splendida vista sulla conca ternana
e sulla gola del fiume Nera.
L'antico centro umbro,
è ubicato in posizione invidiabile,
circondato da acque, da boschi
e da una fertile pianura.
Nequinum era il suo nome antico.
Esercitò una fiera opposizione
all'espansionismo romano,
che ebbe però il sopravvento nel 299 a. C.,
conquistandola e ribattezzandola in Narnia,
da Nar, l'antico nome del fiume Nera.
Roma ne fece una città ricca e fiorente.
Passò diverse dominazioni:
dai romani ai barbari,
dal ducato langobardo di Spoleto
a quello del ducato romano,
dal possesso della contessa Matilde di Canossa
a quello della Chiesa romana;
subì le ire di Federico II e,
dopo il sacco di Roma del 1527,
che la impoverì a lungo,
subì il rovinoso assalto delle milizie tedesche
di Carlo V; da qui ebbe inizio
la sua progressiva e inarrestabile decadenza.
Narni ha preservato splendidamente
il proprio carattere medioevale,
con fontane, piazze, piazzette,
antichi palazzi patrizi e superbi monumenti.
Nella sala consigliare del Palazzo del Podestà
sono esposti vari dipinti,
tra cui una pala di notevole fattura
di Domenico Ghirlandaio.
I monumenti più notevoli di Narni sono
la rocca di Albornoz e il ponte di Augusto.
La rocca è un maestoso edificio del Trecento,
unica tra le fortezze
costruite dall'Albornoz,
a essere rimasta in piedi nel territorio di Terni;
forte, massiccia, possente,
ha ospitato papi, imperatori, cardinali
e personaggi famosi.
Il ponte di Augusto fu fatto invece costruire
da Augusto, nel 27 dopo Cristo;
nell'antichità era ammirato
per la sua lunghezza (160 metri)
e soprattutto per la sua altezza (30 metri).
Famosa è la sua "Corsa dell'anello",
rievocatrice storica del palio cittadino,
che si disputa dal 1370,
e che ha luogo la seconda domenica di maggio,
preceduta da due settimane
di intensi e fervorosi festeggiamenti.
Aperta dal corteo storico,
paludato in ricchi costumi medioevali,
si svolge su un circuito a "8";
i cavalieri in gara,
lanciati a tutta velocità,
devono cercare di infilare con la lancia
un anello dal diametro di 8 cm.


 

Torna alla sua Home Page

Se desideri acquistare questo libro e non lo trovi nella tua libreria puoi ordinarlo direttamente alla casa editrice.
Versa l'importo del prezzo di copertina sul Conto Corrente postale 22218200 intestato a "Montedit - Cas. Post. 61 - 20077 MELEGNANO (MI)". Indica nome dell'autore e titolo del libro nella "causale del versamento" e inviaci la richiesta al fax 029835214. Oppure spedisci assegno non trasferibile allo stesso indirizzo, indicando sempre la causale di versamento.
Si raccomanda di scrivere chiaramente in stampatello nome e indirizzo.
L'importo del prezzo di copertina comprende le spese di spedizione.
Per spedizione contrassegno aggravio di Euro 3,65 per spese postali.
Per ordini superiori agli Euro 25,90 sconto del 20%.
PER COMUNICARE CON L'AUTORE mandare msg a clubaut@club.it Se l'autore ha una casella Email gliela inoltreremo. Se non ha la casella email te lo comunicheremo e se vuoi potrai spedirgli una lettera indirizzata a «Il Club degli autori, Cas. Post. 68, 20077 MELEGNANO (MI)» contenente una busta con indicato il nome dell'autore con il quale vuoi comunicare e due francobolli per spedizione Prioritaria. Noi scriveremo l'indirizzo e provvederemo a inoltrarla.
Non chiederci indirizzi dei soci: per disposizione di legge non possiamo darli.
©2008 Il club degli autori, Giovanni Tavcar
Per comunicare con il Club degli autori:
info@club.it
 
Se hai un inedito da pubblicare rivolgiti con fiducia a Montedit

 

 

IL SERVER PIÚ UTILE PER POETI E SCRITTORI ESORDIENTI ED EMERGENTI
Home club | Bandi concorsi (elenco dei mesi) | I Concorsi del Club | Risultati di concorsi |Poeti e scrittori (elenco generale degli autori presenti sul web) | Consigli editoriali | Indice server | Antologia dei Poeti contemporanei | Scrittori | Racconti | Arts club | Photo Club | InternetBookShop |

 

Ins. 05-02-2008