LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Poesie di
Eros Nava
NOI
 
sarò
 
la tua vergine impronta
che violenta la terra
 
la fedifraga ombra
sconfinata al tramonto
 
il virtuoso sospiro
sublimato in bufera
 
la patetica pioggia
che prosciuga la rosa
 
sarai
 
l'illogico mio tempo
che sgretola il futuro
 
l'eterna libertà
votata alla catena
 
la nuda verità
adorna di menzogna
 
l'evento più banale
che folgora l'immenso

 
 
LA VOCE
 
è la stessa
la voce del vento
ovunque tu vada
 
la carezza del mare
sulla pelle
 
la casta preghiera
di una foglia
 
la stoica quiete
della roccia
 
è diversa
la voce del sangue
ovunque tu vada
 
la fatale esistenza
sotto il cielo
 
la veste e la casa
di una sposa
 
la vaga purezza
della guerra

 
 
IL LAGO
 
 
Onde minime
bave polari
trasudano
notturne agonie
molecole lucenti
di un perfido astro
risorto nei gioghi
occidentali.
 
Mutanti biscrome
mistici nevai
acclarano
propaggini plumbee
angiporti d'ocra
su isole vergini
nel seno glaciale.
 
Nature violate
atmosfere silenti
accolgono
invereconde vite
nell'inutile attesa
di un sole.

 
 
BAMBINO
 
è forse poca cosa un filo d'erba
ma un grande frutto nel domani serba
 
con fare buffo ondeggia il mio cammino
somiglia il passo di chi adora il vino
 
balbetto al nuovo grembo un vago accento
sommerso dalle tue parole al vento
 
è chiara la mia pelle e quasi aulente
immune da passione la mia mente
 
domando con insidia ed un sorriso
per coglierti in errore e rosso in viso
 
se corro verso il cielo il tempo segno
si curva la tua schiena al mondo indegno
 
un dèspota sarai ed un campione
ma adombrerò i tuoi occhi e l'emozione
 
io sono il tuo passato il tuo futuro
finché mi manterrai nel cuore puro
 
 

 

Poesia TERZA classificata nel concorso "Omaggio a.... 2006" - SAN GIOVANNI IN PERSICETO (BO)


 
 
RICORSI
 
 
Così è sempre ogni potere
che appare s'accresce o si serba
sul varo di squallide trame.
 
Lusinghe e colpi di mano
ricacciano fuori dal coro
gli agnostici delle bandiere.
 
E al popolo nulla mai chiede
chi adultera fedi e culture
eppure si regna in suo nome!
 
Poeti aedi e giullari
seducono masse plaudenti
al soldo di antichi misteri.
 
E vince l'idea dei pochi
latori di belle vittorie
di Eden terreni e celesti.
 
Saranno carnai e crateri
di guerre soltanto inattese
feticci di paci ormai finte.
 
Fratelli di nuovo ingannati
non odono l'unica voce
tacciata di folle eresia.
 
 

Poesia SETTIMA classificata nel concorso "Città di Voghera 2004" - VOGHERA (PV)

 

 
 
QUARNARO
 
Da Nona e da Promontore
sull'aurea costellazione
dai miti d'Argo plasmata
declina l'urlo grecale.
 
Solari ignude le mura
esangui piaghe terrestri
nel vespro serbano i clivi
e l'erme torri leonine.
 
La roncola dell'Ossero
risveglia l'onda ammansita
l'agnello nella ginestra
le darsene di Lussino.
 
Respira il faro e la vela
l'aroma d'Arbe e di Pago
lo slavo rovere oppresso
dal rude istriano nocchiero.
 
Rimpiange il fiore degli anni
il glauco delta fiumano
eccelsa fonte di canti
d'eroiche vergini carni.
 

 

Poesia SECONDA classificata al concorso "Emozioni e magie del Natale 2004" - PIACENZA


 
ALTAMIRA
 
Per fame per timore
la tua mano acerba
ha trafitto una creatura.
 
Il fuoco hai rapito al cielo
per vincere il freddo
per inventare un dio.
 
Hai divelto radici
asperso ogni seme
sulle piaghe della terra.
 
La tua colpa sulla roccia
impressa è di rosso
nel ventre della storia.
 
Mai pago lorderai
tutta l'acqua e l'aria
senza più alcuna vergogna.
 
 

Poesia PRIMA classificata nel concorso

"Kronstadt 2006" - PAVIA

 

Premio "AMBIENTE" nel concorso

"Carla Boero 2006" - CHIVASSO (TO)

 

 
LEONESSA
 
 
Cidnea rupe a lungo resistemmo
fregiando di rose valli e graffiti
Cenòmani antichi dentro i castelli
sui lidi sebini e sopra i navigli.
 
I marmi di Roma fieri acclamammo
i fori i templi le alate vittorie
i litui nei cardi e nei decumani
forgiando sul Mella aratri ed usberghi.
 
Le orde degli Unni qui combattemmo
serbando il sacro carroccio a Legnano
nel cuore le croci di Desiderio
i falchi i gastaldi il trono di Carlo.
 
Il sacco del Garza atroce subimmo
le spose offese dai gigli angioini
fidando nel motto insigne di Marco
nell'evo sereno prima del Corso.
 
I rostri d'Asburgo torvi sfidammo
noi impavidi figli della leonessa
le brame le idee estreme e globali
solcando i deserti le steppe e i mari.
 
Ma nulla potemmo contro i fratelli
illusi signori ebbri del mondo
vassalli di un solo fatuo villaggio
venali sementi prive di terra.

Poesia seconda classificata nel concorso "Gabriele D'Annunzio 2004" - Gardone Riviera (BS) - Città di Brescia


 
EUROPA
 
figlia di Fénice infamata terra
dall'Ade serba i berlinesi tigli
il nettare della fraterna guerra
 
libra con l'ala i bicipiti artigli
le baltiche lupe ad Atlante avvinte
sull'ebbra luna di colli vermigli
 
mille città furono d'oro tinte
d'infanti colme e di vegli sapienti
le insegne al vento e le barbare vinte
 
madre di Dante e di Cartesio senti
dagli Urali al Tago i flebili salmi
le acute lapidi gli alti lamenti
 
forse i più prodi godranno gli scalmi
cirillica stirpe tu dei Balcani
irrisa Cassandra dai nudi palmi
 
ermo nel foro ammorbato dai cani
dissolvi Parmenide l'orda e il mito
di mosche oscure e di falciate mani
 
fonte del Tauro propizia il tuo rito
le menti solari le ardenti croci
retaggio di Storia dal mondo ambito
 
orba è la torre d'orgoglio e di voci
magione di sudditi e di lenoni
i savi immolati da piombi atroci
 
presto nel cielo del despota i tuoni
il lauro di Malta il vindice afferra
risorti nel cuore i nuovi leoni
 
quanto fosti amata perduta terra

Poesia seconda classificata nel concorso "Gabriele D'Annunzio 2003" - Gardone Riviera (BS) - Regione Lombardia


 
MAREMMA
 
I procellosi nembi invano
s'avventano sui granducali scanni;
l'Ombrone arranca e il maestrale
fra vele cale e tolde turbinando,
le prore arrugginite morde
al glauco arcipelago abbandonate.
Più in là le impermeate fratte,
di nobile mirto e d'anéto sfrondano
i grufolanti verri e languono
percosse da ferri e da mandrie brade.
Nell'ombra soffusa dei pini,
risolcano i butteri disadorni
tamerici e ginepri mondi.
Garrula sopra i poggi la ghiandaia
vola tra gli ondeggianti lecci
e nel mare vicino e più lontano,
il nomade glabro pagùro
pavido dal guscio appare e scompare.
Albeggiando i dirupi e i tumuli,
sacelli d'Etruria coi tufi s'ergono
su fortezze falesie e sproni
nello specchio di vulcaniche fonti.
Oh quanti scirocchi e ricordi
di rutilanti tirreniche prode!
E quando ti lascio, e quando
nell'occaso argentato sotto Cosa
all'ardua tagliata ritorno,
un aculeo lancinante di tràcina
l'anima mia trapassa e di te
nuovamente m'avveleno Maremma.

Poesia seconda classificata nel concorso "Calastoria 2005" - Valdagno (VI)


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 Agg. 15-03-2008