LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Diego Stefanelli
 
È nato il 31 agosto 1987 a Genova. Frequenta il liceo classico. Da quattro anni scrive poesie. Ne ha già molte nel cassetto ma solo nel 2003 ha deciso di partecipare a concorsi. Infatti ha ritenuto sempre le sue poesie le sue sole ricchezze. E si sa, le ricchezze si tengono nascoste! "Timido e amante di sé" sono gli aggettivi che meglio lo descrivono. Si Stima un vero poeta, nonostante abbia avuto scarsissimi riconoscimenti, finora solo quarto al concorso di poesia Città di Monza 2003. Ma d'altra parte non si lamenta. Pensa che "essere poeta" non sia solo scrivere poesie, pensa che sia un particolare modo di porsi e di essere. Un marchio che contraddistingue e che segna. Ciò che maggiormente detesta: volere a tutti i modi sembrare poeti, citare di continuo versi propri o altrui. Esibirsi, insomma. Questo è l'antitesi dell'intimità della poesia! Ciononostante la fama lo attira! Ma una fama che faccia poco rumore! Un riconoscimento del suo essere poeta!
 

Con la poesia
Pascola il gregge rosa degli uomini dalle unghie nere... è risultato 4° class. nella sezione giovani del Premio Città di Monza 2003.
LEGE AMICE!
 
 
Tutto ciò che c'è da leggere leggi,
amico, e non ti stancare mai,
leggi, leggi, e ancora
leggi, sempre (la vita
è più breve di una pagina)
fino a che mani scriveranno leggi,
cento libri leggi, deinde centum
e milia ancora e ancora altri
e sempre leggi (sempre!)
e se stanco l'occhio
si chiuderà nel ciglio
con disperato
urlo sveglialo e la palpebra
notturna fissa
e cadere non farla (è morte
il suo cadere!).
Ma tu leggi,
freneticamente leggi
con occhio veloce
galoppante leggi, leggi,
amico! (la vita
è più breve di una pagina)

 
GENIETTO ARRABBIATO
 
 
Sono figlio di un genio
Fallito (mio padre
dipingeva i suoi pianti
Ma nessuno si fermava
A guardarli)
Sono figlio di Rabbia
E Insoddisfazione: sono gonfio
Di stizza e stracarico
Di Genio (Se qualcuno
M'intralcia il cammino
Lo riempio di giambi
Assassini!). Sono idropico
Di continuamente illusa
Speranza: se mi buchi
Ti vomito petroliere di fogli,
in tasca ho racconti mai scritti,
in testa ho poemi giganti
senza eroi senza belle.
 
( Ho tanta di quella roba
in testa da scrivere da
sputare in faccia al mondo,
ne ho così tanta che spesso
non riesco a scrivere
nulla!)
 
Sono figlio di un genio
Fallito. Sono amante
Del Genio vero. Sono
Un genietto, un bimbo
Insoddisfatto arrabbiato!

 
SULL'ABITUDINE
 
 
Sveglia alle otto. Mattina.
Il solito caffè nella tazza
Azzurra. Il pezzo di focaccia
Scaldata al forno.
Un'occhiata veloce alla finestra,
un tuffo nel mondo della
strada. Ogni tre giorni la barba,
davanti alla specchio. La doccia
ogni giorno. Alle otto e mezza
precise. Un bacio preciso
alla guancia di lei e sempre
la stessa parola Buongiorno,
mia cara, ti amo.
Poi la cravatta del venerdì,
se è venerdì, e la camicia
e la giacca. Davanti allo
specchio farsi il nodo come
sempre, come papà se lo faceva,
una cinquantina d'anni fa,
davanti allo specchio.
Un altro bacio a lei,
sull'altra guancia, un buongiorno
detto con lo stesso tono di
sempre. Il treno, alle nove.
Infuriarsi, se è in ritardo,
a dismisura. Sul treno
i soliti discorsi coi colleghi
di sempre, con le bocche che vanno
senza pensarci, a suon di parole
mille volte già dette.
Al lavoro sempre come
sempre.
Col tempo che va, appeso al
Muro, senza fretta.
Mezzogiorno. Pausa pranzo.
L'uscita alle cinque. Un salto
In libreria per cercare due
Libri usati su cui far galoppare
La mente. E a casa.
La cena, alle sette.
La lettura. La scrittura
Le parole a lei, sempre
Uguali. E l'amore, sotto
Le stesse coperte, fra gli stessi
Sussurrati piaceri, raffinati
D'una abitudine casta.
Gli occhi pieni di sonno
Come sempre si chiudono
Lenti, annoiati, ma non tristi.
Il sonno che giunge alla mente
Stanca, felice d'essere com'è.
Nella sua monotonia.
Sulla certezza del domani
Si chiude il giorno, come altri
Tanti si chiuderanno, annoiati
Ma non tristi. Felici d'essere
Come sono.
L'abitudine, a volte,
è l'unica certezza che
rimane.
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Agg. 15-11-2005