LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti

Alessandro Francocci
.
È nato l'11 agosto 1935 a Civita Castellana (Vt), dove attualmente risiede. Ragioniere, impiegato di banca fino al 1966 e poi segretario-economo in un istituto d'arte. Si è occupato di politica e di problemi sociali. È autore di una plaquette di poesie ed aforismi intitolata "Strada panoramica". Ha partecipato a numerosi concorsi di poesia in Italia e all'estero. Ha presentato una raccolta di poesie in lingua catalana al premio letterario "Città di Palma 1997".
 

Nomade
 
Dietro di me un deserto
cosparso di cippi e rovine.
 
Davanti a me un deserto
senza rilievi.
 
Non m'illude il miraggio
di conoscenze chiamato progresso.
 
Ho l'infinito nel pensiero
e la scontentezza del presente.
 
Nessuno ancora sa dirmi un'oasi
dove accampare certezze.
 
Morrò nomade?
 

 
Volando
 
Fantasma accorrenti di nubi
interrompono la continuità
dell'azzurro,
ci avvolgono frenetici,
si disfano in sfilacci
idrofili grigio-rosati.
 
Squame di luce colpiscono
l'occhio bruciato
transumante tra fantasia
e realtà.
 
Condensazioni di vapore
occultano la terra come
al suo esordio,
svelano, correndo, un orizzonte
frastagliato di nembi,
di cumuli di cirri.
 
Emanazione di scenari dispersi
nella memoria
di sensazioni rivissute
di paradisi immutabili addossati
agli umori del tempo.
 
Proiezione di più solide geometrie
offuscate dal quotidiano:
rilievi come madrepore
pianure sterminate
orridi vertiginosi
insediamenti rupestri esalati
dai deserti della terra
agli altostrati del cielo.
 
E non è illusione
non è sogno
non è gioco d'immaginazione.
È squarcio di bellezza,
ritorno ai pascoli alti del reale
che hanno forma di sogno e
sostanza, molteplice e profonda,
di infinità.
 

 
Ironico e solo
 
Tra lastricato e muro
scorrono ombre:
animucce piccole e trepide
inurbate nel bucranio infetto
delle metropoli.
Città senza cielo
città-finzione
città-clamore
città-necropoli
prosceni di fedi sgretolate
replicate
multimediate
escrementi culturali e sociali
di epoche già vissute
colossei dove consumare la simonia
perpetua del trapasso, la dilazione
virtuale di tempi scaduti.
 
Soffro il branco
la sua insana euforia
la sua presunzione di
civiltà...
 
Esigenza impellente di foreste
vergini, di pensieri intatti, di
parole inesorabili, di eventi
risolutori.
 
Persistenza della nebbia...
 
Istantanee luminose intraviste
all'interno della grigia sequenza:
un raggio furtivo di sole
che riaccenda petali di colore
 
un attimo di silenzio cosmico
 
un brivido di immortalità
dalle voragini atemporali
dell'inconscio.
 
Felicità è quando
uscito incontro al mondo
rientro in me stesso.
 
 

 

 

 

 
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modificato il 2 Marzo 1998